..e una nuova Zona Franca?
Le considerazioni che seguono vogliono contribuire ad un dibattito, che a mio avviso non c’è. O se c’è è insufficiente.
Le prospettive di sviluppo e ammodernamento delle strutture economiche e produttive nell’ambito del Comune di Gorizia e dei territori limitrofi nonchè gli strumenti necessari ad accompagnare tali trasformazioni,sono argomenti fondamentali per il nostro futuro. Motore di tutto ciò non può che essera il principio dell’integrazione europea.
Ma saprà Gorizia essere esempio d’avanguardia nell’applicazione della normativa e dei programmi europei? Anche perchè questa si configura sempre di più come una scelta obbligata se vogliamo costruirci un futuro.
Io parto da due semplici constatazioni:
1.trovandoci in una situazione territoriale di confine, dobbiamo confrontarci continuamente con un paese di nuova integrazione come la Slovenia, che ha fatto della scelta europea uno dei principali pilastri dei propri processi di indipendanza nei primi anni novanta.
2.nei prossimi anni gran parte degli aiuti pubblici che vedranno interessati i nostri territori saranno legati ai finanziamenti dal Programma della collaborazione transfrontaliera tra Italia e Slovenia.
Veniamo ora agli aspetti tecnici.
Gli strumenti esterni che hanno caratterizzato lo sviluppo del territorio sono stati essenzialmente due: la Zona Franca, ed i finanziamenti legati alla realizzazione delle strutture ed infrastrutture indicate dagli Accordi di Osimo.
Gli aiuti di Zona Franca sono finiti e va detto che sul territorio non han prodotto grandi risultati.
Sulla Zona Franca tuttavia va precisata una cosa:
la particolare posizione geografica e geopolitica del territorio goriziano, così come storicamente riconosciuta dalla legge istitutiva della Zona Franca del 1948 con la sua delimitazione locale precisata all’articolo 1 è stata accolta anche nei trattati istitutivi dell’Unione Europea, il che significa che bisogna nei nostri ragionamenti separare gli aiuti di zona franca in conflitto con i principi della concorrenza di mercato, dalla zona franca in quanto istituzione che ha un significato normativo ben più ampio.
E’ da tempo in corso un dibattito politico-istituzionale che a fasi alterne si pone anche il problema dei comuni come soggetti attivi di sviluppo economico con competenze ancora tutte da definire. Esistono poi provvedimenti legislativi già operativi o in essere entro i quali varrebbe la pena di inserire una proposta specifica e condivisa per il Comune di Gorizia. Una nuova Zona Franca va oggi considerata più in vista di un potenziamento delle capacità di intervento del Comune di Gorizia (nuove e specifiche competenze per l’ente locale, accompagnate dalle necessarie risorse finanziarie da riconoscere nell’ambito del federalismo fiscale) come portatore delle istanze relative alle strategie di sviluppo europee.
24 November 2008 alle 16:01
Credo che la scomparsa della zona franca ben si presti a costituire l’occasione per sperimentare a Gorizia (che potrebbe quindi proporsi come laboratorio del decentramento… e dunque all’avanguardia, una volta tanto!) forme di trasferimento agli enti locali di competenze amministrative per quanto concerne la gestione e programmazione dello sviluppo economico…
…non dimetnichiamo che oltre confine i comuni hanno molto maggiori poteri in ambito economico. Qui da noi ancora oggi per cose banalissime sono necessarie autorizzazioni ministeriali degne di Colbert!!!
12 December 2008 alle 10:17
… mi son perso qualcosa. La settimana scorsa c’era un articolo sul Sole 24 Ore a proposito delle zone franche urbane…
29 January 2009 alle 16:29
Ma riusciremo mai ad eliminare dal nostro immaginario cose come specialità , specificità , particolarità ? Fare politica, pianificare interventi, iniziativa economica, senza pensare sempre all’aiuto di qualcuno?
E’ una “forma mentis” oramai.. il danno maggiore che la Zona Franca ha arrecato al nostro territorio.
Nell’articolo si dice:
“Gli aiuti di Zona Franca sono finiti e va detto che sul territorio non han prodotto grandi risultati.” Bene. Mi pare evidente.
Ed è abbastanza chiaro anche il perchè.. altrimenti, prima di tutto è di questa analisi che c’è bisogno. Solo capendo il perchè non ci sono risultati dopo 50 anni di Zona Franca, si può, dopo, avanzare qualche nuova ipotesi.
E se non ci sono stati risultati, cosa fa presumere che una Nuova Zona Franca, seppur di diverso aspetto, li possa oggi realizzare? Che cosa induce a pensare che nuovi strumenti agevolativi, affidati allo stesso pensiero politico ed economico che non è riuscito a produrre risultati in 50 anni di agevolazioni, oggi, come per magia, li possa invece produrre?